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12 Dicembre 2015 by Pierluigi Magnaschi Lascia un commento

DIRITTO & ROVESCIO

È in corso una straordinaria mostra di Letizia Fornasieri presso il Museo Diocesano di Milano che si trova alla fine di Corso di Porta Ticinese (vicino alla Darsena) nei maestosi locali medioevali della chiesa di Sant’Eustorgio. È un’occasione da non perdere. Fornasieri (molto apprezzata dai collezionisti di fiuto, anche stranieri) non va per la maggiore fra i gazzettieri che amano le installazioni, i neon e i mucchietti di sassi. Ma è un’immensa pittrice che conosce come pochi la tecnica per fare i quadri. In questa mostra, la Fornasieri si immerge, a modo suo si intende, nella
natura lombarda, con quadri vibranti, quasi tutti di grandi dimensioni. Non certo ritraendo la natura fotograficamente, ma esprimendone l’essenza e proponendola, all’occhio di chi guarda i suoi quadri, in modo tale da potervi aggiungere il suo vissuto. Alcune sue tele sono scosse dal colore. Altre sono quasi monocromatiche. In altre è protagonista il gelo. E in altre ancora, l’acqua delle risaie. Fissa eppure immobile. Come i quadri di questa gigantessa.

di Pierluigi Magnaschi

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10 Dicembre 2015 by Francesco Bernard Lascia un commento

LETIZIA FORNASIERI: LA LUCE VINCE SULLA FORMA
Il nuovo ciclo di dipinti dell’artista milanese
22 ottobre – 13 dicembre 2015, Museo Diocesano, Milano

Letizia Fornasieri è milanese e vive nel capoluogo lombardo ma erano quattro anni che uno spazio pubblico non ospitava una sua personale. L’ultima infatti risale al 2011 alla Fondazione Durini: “Tra Milano e Asciano con una puntata a Parigi”. E la grande personale che la Galleria Ponte Rosso ha allestito nel 2014 “Andante con brio” non bastava a contenere la vitalità delle opere di Letizia Fornasieri.
Il Museo Diocesano di Milano ospita fino a domenica 13 dicembre 2015, giorno di Santa Lucia e la luce è proprio il segreto di questo suo ultimo ciclo di lavori, la mostra: “I paesaggi attesi”. E si può dire che si sia compiuta una vera e propria metamorfosi nella pittura della Fornasieri. Bisogna dimenticare i fiori , le piante, le viti e gli oggetti quotidiani che l’hanno accompagnata nel corso degli anni. I quadri di Letizia Fornasieri oggi guardano lontano, allungano l’orizzonte. Ora è circondata da paesaggi, campagne, colline e risaie che vanno dal Piemonte alla Toscana con ritorno alla pianura lombarda.
Una pianura padana che forse guarda alle forme indistinte di Ennio Morlotti o più semplicemente si rifà a quel pittore americano che fu anche esponente dell’Espressionismo Astratto che porta il nome di William Congdon. Letizia Fornasieri lo conobbe negli ultimi anni della sua vita, quando si stabilì a vivere in Lombardia. Difficile stabilire le influenze che guidano la mano della Fornasieri ma quello che è certo è che in questi ultimi suoi lavori il colore e la luce prevalgono sulle forme e i dettagli che si sciolgono per creare emozioni. Oltre ai paesaggi è presente anche una piccola sezione di dipinti dedicati agli animali. In maggioranza da cortile: tacchini, oche, galline, maiali e agnelli rappresentati nell’attesa di un futuro che per loro è assai breve. Sono quadri che risultano molto suggestivi, in particolare i maiali della cinta senese, realizzati con una tecnica peculiare che ‘raschia’, toglie il colore mostrando il supporto bianco del forex.

di Francesco Bernard
www.artslife.com

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21 Novembre 2015 by Luciana Baldrighi Lascia un commento

I PAESAGGI ATTESI DI LETIZIA FORNASIERI AL MUSEO DIOCESANO

Ve li ricordate i tram dipinti nella sua Milano di Letizia Fornasieri? Da allora ne ha fatta di strada e con la sua ricerca pittorica è arrivata a creare paesaggi e nature morte sempre più astratte. Al Museo Diocesano di Milano sono in mostra gli ultimi lavori di questa brava pittrice fino al 13 dicembre 2015. Al Museo Diocesano di Milano, in Corso di Porta Ticinese, nell’ambito di MuDi Contemporanea, la mostra dedicata a Letizia Fornasieri: “I paesaggi attesi”. Pittrice da sempre legata alla cultura figurativa del Novecento, e in particolare a quella italiana della prima metà del secolo, Letizia Fornasieri predilige soggetti legati ai luoghi, agli ambienti, alle figure della quotidianità. Soggetti desunti dal reale che rielabora alla luce del proprio vissuto, in una pittura di marca espressionistica ed estranea a processi di astrazione.
L’esposizione al Museo Diocesano di Milano, a cura di Paolo Biscottini, direttore del Diocesano, presenta una serie inedita di opere pittoriche che appartengono al ciclo di lavori sviluppati attorno al tema del paesaggio e dell’ambiente agreste. La ricerca pittorica dell’artista si affina, traslando l’attenzione dalla resa attenta del dato reale, tipica della sua produzione precedente, alla visione d’insieme dell’ambiente guardando con coraggio, forza e convinzione, la natura. Nel caso specifico il paesaggio senese viene rivissuto con i suoi occhi lombardi, che hanno la mente ed il cuore ancora appuntati alla bassa di Congdon e a quella campagna che, coraggiosamente intorno a Milano, sfugge la città, per cercare il cielo. “L’artista nel senese si pone spesso su un’altura e guarda dall’alto il distendersi di zone terrose rossicce, oppure di campi coltivati che approdano, come se fosse un mare, all’azzurro del cielo.La pennellata diventa rapida, quasi sdrucciolevole, come correndo da quell’altura alla zona più bassa, dove incontra il cielo.”, scrive Paolo Biscottini nel catalogo che accompagna la mostra.
Un po’ di biografia non guasta mai. Letizia Fornasieri è nata a Milano nel 1955, città in cui vive e lavora. Diplomata in Pittura all’Accademia delle Belle Arti di Brera, in gioventù ha stretto un intenso dialogo ed amicizia con il pittore americano William Congdon. Nel 1981 si aggiudica il Premio San Fedele Quadro Giovani, Galleria San Fedele, Milano e nel 1995 vince il Premio di Pittura Carlo Dalla Zorza. Il suo dipinto “Milano – Tram” partecipa nel 2005 alla XIV Esposizione Quadriennale d’Arte di Roma e in seguito entra a far parte della collezione della Camera dei Deputati del Parlamento
Italiano. Letizia Fornasieri ha inoltre realizzato numerose opere a carattere religioso, collocate in alcune chiese lombarde, tra cui ricordiamo una “Via Crucis”, per la Chiesa di Gesù a Nazaret di Milano. Di lei hanno scritto: Rossana Bossaglia, Giorgio Mascherpa, Paolo Biscottini, Cecilia De Carli, Aurelio Picca, Luca Doninelli, Elena Pontiggia, Roberto Perrone, Maurizio Cucchi, Marco Tonelli, Flavio Arensi, Vladek Cwalinski, Lorenzo Canova e Luca Beatrice.

di Luciana Baldrighi

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1 Novembre 2014 by Simone Soldera Lascia un commento

Letizia Fornasieri, un’artista “fortunata”

Cominciare a parlare un po’ di me non è facilissimo, ma tentiamo! Ho sul tavolo una sequenza di domande che mi sono state proposte dal giornalista…Vediamo di seguirle almeno un po’.

-Chi è Letizia Fornasieri per chi forse ancora non la conosce?
Intanto vorrei dire che sono milanese e anche i miei erano di Milano. Ho studiato al Liceo Scientifico Leonardo da Vinci negli anni Settanta. Poi ho seguito i corsi di pittura all’Accademia delle Belle Arti di Brera. Direi che pochissimi dei miei compagni e amici di studi possono attualmente vivere del loro lavoro artistico.

-Parliamo del suo iter di studio e di formazione?
Io credo proprio di essere stata fortunata, o meglio “graziata”. Non è facile entrare nel campo dell’Arte, non so neppure io come mi sia successo. Certo posso riconoscere di aver ricevuto una dote particolare, il Dono della Pittura.
Con il tempo ho capito che è una grande responsabilità, perché è un lavoro in cui nessuno ti “controlla”. Puoi essere serio, ma puoi anche “barare”. Io credo di essere stata sempre molto seria: appena finita l’Accademia, mi dicevo che volevo capire quale fosse il mio compito nella vita. Ecco, ho sempre concepito il mio dipingere come un compito, come la risposta che io dovevo dare alle cose che mi “interpellavano”.
Credo effettivamente che la vita sia una vocazione, (parola oggi molto in disuso e incomprensibile ai più) che significa una risposta da dare a qualcuno, a qualcosa che ti ha fatto entrare nella vita.
Io ho sempre avuto chiaro, nel mio lavoro di pittrice ma anche prima, quando non lo ero ancora diventato in tutto e per tutto, che la Pittura così come qualsiasi altra occupazione è “assediare” la realtà. Esigendo che Lei sveli il suo “segreto”. La realtà, le cose, le situazioni hanno un segreto e io voglio conoscerlo. Direi che questa posizione consente di fare della propria vita un’avventura, di incontrare persone, le più svariate, di pensare, di riflettere e di essere in una parola: seri con se stessi e con la realtà tutta.
Io sono contenta di avere impostato così la mia attività. Ho sempre lavorato dal vero, cominciando a ritrarre: mele, verdure e oggetti. Poi i temi sono diventati gli interni della mia casa, con tavoli, finestre e sedie. Finchè un bel giorno ho anche guardato fuori e… via! Mi sono messa a dipingere le strade, i tram , le filovie, gli incroci e le persone che passano accanto a noi ogni giorno.

-Usa molte tecniche diverse tra loro?
A un certo punto ho iniziato a usare anche la fotografia che consente di prendere, diciamo così, “appunti” di ciò che si vede. Ma resta sempre più bello e più intenso il dipingere dal vero. In questi ultimi anni ho fatto parecchie opere, lavorando a olio su stampe fotografiche di fotografie fatte da me. Ne è nato un filone particolare che un po’ si discosta dal mio primitivo modo di lavorare. Un nuovo indirizzo che mi ha consentito di capire alcune cose della realtà. Il fatto, per esempio, che io intervenga con la pittura sulla fotografia, per me, significa che la realtà così come ci appare non è “posto” ha bisogno di un riassestamento. Io non sono una brava fotografa, uso le foto in modo, diciamo così, strumentale come base per entrare di più in certe mie riflessioni che la natura mi sollecita.
Con questa tecnica “fotografica” ho dipinto parecchi vigneti e paesaggi delle Crete Senesi. Un luogo in cui ogni tanto mi reco a trovare degli amici agricoltori che vi abitano.
Fin’ora la tecnica pittorica che ho usato quasi esclusivamente è quella della la pittura a olio su tavola. In parallelo mi dedico però anche ad altre sperimentazioni: con pastelli a olio ed ecoline, su carte diverse per ottenere effetti differenti. Non amo però né l’acquarello né l’acrilico.
Io uso in genere tutti i colori, con grandi spatolate, tanto che i mie colleghi se ne stupiscono perché in questi decenni si usa spesso solo il colore monocromo.

-Chi sono le personalità più interessanti che ha conosciuto con la sua attività?
Ho guardato a grandi artisti durante i miei studi e li ho riconosciuti come “amici”. Gli amici sono qualcosa di molto importante nella vita. Tra questi negli anni sono stati: Braque, Cézanne, Picasso, van Gogh, Vuillard, Pollock, Franz Kline, Congdon e altri. Bisogna sempre imparare da qualcuno più bravo di noi! Anche questa è una posizione, oggigiorno, non condivisa. La tradizione è qualcosa da cui imparare, non da eliminare.

-Quali sono le sue intenzioni per i prossimi mesi a venire?
Nel 2015 ho in programma una mostra al Museo Diocesano di Milano.

-Qual è l’opera più impegnativa che ha realizzato?
Uno dei lavori più impegnativi che ho realizzato è stata una Via Crucis per la chiesa di Gesù a Nazaret, a Milano. E’ un’opera composta da sette tavole di un metro quadro l’una e da un trittico con sportelli apribili, di sei metri per tre. Mi ha richiesto un anno di lavoro intensissimo e l’aspetto più faticoso è stato il doversi immedesimare con gli episodi del Vangelo di Cristo.

-Su internet dove è possibile farsi un’idea della sua carriera e della sua produzione artistica?
Per conoscere meglio la mia attività potete visitare il mio sito internet: letiziafornasieri.it, che offre una sintesi del mio lavoro dagli anni Ottanta a oggi.

-Per quanto riguarda il tempo libero, quali sono i suoi hobbies culturali?
Il mio tempo libero è veramente poco. Vivo con una sorella gravemente autistica e la mia vita non è facile. Mi piace leggere, in genere romanzi e cantare. Il poco tempo libero però lo dedico agli amici. Io credo che ci si ri-posi nell’amicizia.

Ecco questo è un po’ della mia vita.
Vi ringrazio dell’attenzione, se avete avuto la pazienza di leggermi.

di Simone Soldera

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11 Maggio 2014 by Luciana Baldrighi Lascia un commento

LETIZIA FORNASIERI. CHI MEGLIO DI LEI HA SAPUTO RECENTEMENTE COGLIERE MILANO A COLPI DI PENNELLO?
FOLLA ALLA PONTE ROSSO DI BRERA

Chi meglio di Letizia Fornasieri ha saputo recentemente rappresentare Milano nel suo aspetto più convulso, quella vita trafficata che è uno dei temi della sua pittura. Per esempio gli “amati” tram gialli, le auto, i semafori, le strisce pedonali, ma recentemente la Fornasieri si anche dedicata a descrivere gli ambienti più intimi che fanno di certe zone della città un puzzle di piccoli quartieri centrali diventati l’anima di una metropoli, un’anima culturale, estetica, fatta di viuzze dove si trova ancora l’acciottolato della vecchia Milano dei tempi di Giuseppe Verbi (Brera, Magenta, Garibaldi, i Navigli…) e punta il pennello su quegli scorci dalle finestre fiorite, dai balconi ricchi di verde, dai cortili dove l’edera divora gli intonaci dei muri. Tutto si mischia, tutto diventa poesia. L’anima di Milano si trova sia nell’impatto forte e visivo, nonché convulso, sia in quei piccoli ambiti privati, intimi, dove oggetti quotidiani e quadri e vasi si intravvedono da quelle finestre in legno e dalle persiane tipiche del capoluogo lombardo. Con la mostra che apre il 7 maggio alla Galleria Ponte Rosso di Via Brera 2, possiamo ammirare circa 25 quadri di medio e grande formato realizzati dagli Novanta a oggi, dai soggetti vari interni ed esterni di abitazioni, paesaggi urbani e fiori e ambienti naturali.
Diplomatasi all’Accademia di Belle Arti di Brera, l’artista (nata a Milano nel 1955) dove ha voluto tenere le sue radici pur ammirando l’amico carissimo americano William Congdon, grande pittore che forse le insegna a vedere il volto americano della sua città, la nostra , si è aggiudicata nel 1995 il Premio Carlo Della Zorza promosso dalla stessa galleria Ponte Rosso. Due anni dopo il Premio, la Fornasieri espone le sue opere in una personale alla quale hanno seguito numerose collettive in Italia e all’estero. Ma la sua prima collaborazione l’autrice l’ha grazie alla Galleria Rubin con la quale ha organizzato anche in occasione del salone del Mobile una grande installazione. Nel 2005 troviamo i suoi lavori alla IV Quadriennale d’Arte di Roma e il suo dipinto . Scelto in seguito per fare parte della Collezione della Camera dei Deputati del Parlamento Italiano. La pittrice ha anche realizzato lavori di carattere religioso, tra cui una Via Crucis per la Chiesa di Gesù di Nazaret di Milano. Tra i numerosi critici che hanno seguito la sua opere e che hanno scritto testi critici ci sono Rossana Bossaglia, Giorgio Mascherpa, Paolo Biscottini, Cecilia De Carli, Luca Doninelli, Aurelio Picca, Flavio Arensi, Vladeek Cwalinski, Luca Beatrice, Lorenzo Canova ed Elena Pontiggia. Ma partiamo dal testo del catalogo scritto da Rossana Bossaglia per comprendere più a fondo l’opera di questra straordinaria e poliedrica artista.
Mi ha sempre colpito in Letizia Fornasieri, il duplice, ma non il contradditorio atteggiamento nei confronti della realtà quotidiana: lo sguardo che non è mai eufemistico, né compiaciuto anche quando tocca immagini di grande impatto visivo e nel contempo è coinvolto in ogni particolare dell’ambiente, quelli che consideriamo i più ovvi e banali, sagome di veicoli in moto, pali della luce o all’interno delle abitazioni… La capacità di vedere lo strutturarsi del quotidiano…un quotidiano apparente è registrato dall’artista con un segno intenso, plasticamente e cromaticamente forte; in qualche modo sublimato nel suo ingombro visivo che si fa espressione… La mostra è aperta fino a domenica 1° giugno.

di Luciana Baldrighi

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22 Aprile 2014 by Filippo Rizzi Lascia un commento

Rosetum. UNA MOSTRA SUL VOLTO DI GESU’

Fino al 7 maggio si potrà visitare alla Galleria Velasquez del Centro culturale Rosetum (via Pisanello 1) la mostra “Chi sei tu? L’incontro con il volto di Cristo nella pittura di Letizia Fornasieri”. Un’esposizione di sicuro impatto anche alla luce del tempo forte della Pasqua di questi giorni.
L’allestimento propone e ripercorre 25 opere su carta, con tecnica mista, che narrano la ricerca della Fornasieri sul volto di Cristo fatta alla fine degli anni Novanta. E filo rosso dell’indagine della pittrice è stato il volto di Gesù, riprendendo e seguendo le tracce e gli esempi dei grandi artisti come Donatello, Michelangelo, Antonello da Messina, Rubens e Grunewald.
Unica figura femminile presente nel percorso espositivo è una Maddalena dai capelli neri e ricci mentre cerca Gesù nel buoi della notte, accanto al sepolcro. Mi sono accorta che in tutte le opere a cui mi ispiravo modificavo sempre qualcosa. Il mio Gesù ha la bocca e gli occhi aperti, è una Persona viva in mezzo a noi, è il Cristo risorto, non più quello Crocifisso, che ho spesso guardato, rappresentato nella storia dell’arte – racconta la pittrice Fornasieri -. Poi sono andata oltre. Ricordo quando, studiando un bassorielievo di Donatello, ho sentito l’esigenza di introdurre la mano di una presenza che poi si è mostrata come l’angelo che fa compagnia a Gesù nell’ora dell’agonia.
L’allestimento ripercorre molte delle opere già presentate dalla Fornasieri, ed esposte al Meeting per l’amicizia tra popoli del 1998, e mette al centro la sua ricerca cristologica. Dio si è fatto uomo – sottolinea fra Marco Finco, direttore artistico del centro francescano culturale artistico Rosetum – ed è proprio nel mostrare l’umanità di Cristo che rifulge la straordinaria sensibilità e la capacità di Letizia Fornasieri. Ed è l’uomo Cristo quello che offre in questa mostra una straordinaria possibilità di amore per chi la lasci scorrere davanti ai propri occhi e al proprio cuore. Come Zaccheo o i pagani, che durante le feste pasquali volevano vedere il volto di Gesù, anche nell’uomo contemporaneo è vivo questo desiderio ma, come suggerisce san Gerolamo, non si può davvero contemplare il suo volto se non partendo dalle Sacre Scritture.
(Info: www.rosetum.it; orari: feriali 16-19; festivi 10-12/15-19).

di Filippo Rizzi

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1 Novembre 2013 by Silvia Bonomini Lascia un commento

Eclettica, poliedrica e “cittadina del mondo”, Letizia Fornasieri riversa nei suoi lavori la sua grandissima energia vitale rappresentando oggetti e “angoli” di natura presenti nella realtà di tutti i giorni. Lei stessa afferma . E’ chiaro quindi come l’artista colga la realtà nel suo immediato, nel suo spontaneo farsi e agisce in lei l’esigenza di realizzare una forma figurativa che diventi azione e trasporto emotivo verso ciò che si vede e si apprende. Opere come le sue non “arredano” la casa, ma parlano all’anima perché i colori non ti feriscono, ma ti chiamano accanto a lei. Osservare i lavori di Letizia Fornasieri è come carpire i segreti della sua esistenza interamente votata alla pittura, quale mezzo per comunicare sensazioni, pensieri, amorosi rapporti con la natura e le cose. “La fedeltà della terra” è il titolo scelto per l’esposizione, un titolo semplice come l’animo dell’artista e come i soggetti “raccontati” con un gesto pittorico rapido a pennellate dense che aiutano la materia-colore a strutturare le immagini. Pittrice della Nuova Figurazione italiana, in qualunque suo lavoro sono contenuti stralci di vita, di esperienze, di sentimenti e di ricordi.

Per questa occasione la Fornasieri presenta opere realizzate a olio su carta fotografica che ritraggono vigne, soggetti floreali e giardini privati. Tutti lavori ricchi di istintività e di una emozionalità che è tesa verso una ricerca naturalistica, verso un percorso espressivo in grado di regalare uno sguardo nuovo sulla produzione dell’artista. Se si osserva la struttura interna dei dipinti di Letizia Fornasieri, si può notare come le immagini si compongano di forme luminose, di sostanza cromatica che diventa materia luminescente. Questi quadri coinvolgono perché Letizia Fornasieri elabora un particolare tipo di natura, quella più intima che si avvale di una realtà interiore che ne modella la morfologia, per toccare le corde dello sperimentalismo. Un cammino artistico che non conosce sosta e che si arricchisce continuamente di nuovi spunti e di nuovi soggetti, naturalmente desunti dalla realtà.

di Silvia Bonomini

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11 Settembre 2013 by Andrea Nempi Lascia un commento

LE TELE CHE RACCONTANO LA “GLORIA” DI UNA GIORNATA QUALUNQUE
Il Nuovo Giornale, Edizione speciale in occasione della Grande Festa della Famiglia 2013

Letizia Fornasieri, milanese, fu folgorata dalla pittura quando da bambina a una mostra a Palazzo Reale. “Non si decide di diventare artisti, dipingere è rispondere a una chiamata”.

Siamo talmente abituati a vivere meccanicamente la vita, lottando con ansie quotidiane, che non sappiamo neanche più perché facciamo le cose, non siamo più in grado di dare un senso alle nostre azioni. Per fortuna c’è l’arte, con la sua capacità di aprire spazi di riflessione e artisti, come Letizia Fornasieri, capaci di indagare, con la loro pittura introspettiva, sul significato della vita, anche sul senso di una giornata qualunque – tema centrale della “Grande Festa della Famiglia” – anzi, sulla “Gloria di una giornata qualunque”. È questo il titolo dell’intervento della pittrice milanese in occasione della festa, sabato 14 settembre alle ore 21, sotto i Portici di Palazzo Gotico. Classe 1955, Letizia Fornasieri si è diplomata a Brera ed è un’artista di notevole spessore, che ha ricevuto diversi riconoscimenti: la sua opera “Milano – Tram” è entrata a far parte della collezione della Camera dei Deputati.

Alle Medie desideravo per “amico” Courbet

È la realtà, la ricerca di un senso nelle cose osservate nella loro ordinaria quotidianità, alla base della pittura della Fornasieri, che poi è in grado di esprimerla sulla tela con grande tecnica pittorica, grazie a una propensione creativa evidente fin da bambina. “Ma credo – dice l’artista – di aver deciso realmente di dipingere dopo aver visto la mostra di Gustave Courbet a Palazzo Reale. Facevo le scuole medie e mi dissi che mi sarebbe piaciuto avere Courbet come amico. Da allora ho avuto tanti altri ‘amici’ nei miei anni di studio: Chardin, Cézanne, van Gogh, successivamente Klee e l’Action Painting americana, in particolare Kline e Pollock, che mi hanno condizionato con il loro modo di ‘stare’ nella realtà. Ma posso citare anche Vuillard, Matisse, Varlin”. Una figura che ha avuto una grande influenza su Letizia Fornasieri è stata quella di William Congdon: “Frequentavo il liceo e ricordo che mio fratello mi portò un libretto di questo pittore americano a me sconosciuto. Era una raccolta di pensieri e appunti. Da allora – sottolinea – l’ho sempre seguito e l’ho conosciuto personalmente, frequentandolo nel monastero di Buccinasco, dove si era ritirato a vivere. Di lui mi ha sempre molto colpito il modo di graffiare la superficie con il colore”.

La pittura è un compito

I dipinti della Fornasieri spaziano da piccoli angoli di casa ripresi nella loro quotidianità, al groviglio della città metropolitana, da rappresentazioni di fiori e piante a quella di figure e persone, anch’esse colte nel quotidiano. “Per me la pittura è un compito a cui assolvere – riflette -. Non si decide di essere artisti, dipingere significa rispondere ad una chiamata. Non metto in posa le cose che dipingo, i miei quadri nascono assecondando un invito a stare in rapporto con le cose e le persone della realtà che mi circonda e che frequento. Devo convivere con le cose, prima di rappresentarle”. Letizia ha raffigurato anche diverse scene sacre del cristianesimo nelle sue opere: “Mi sono ispirata dapprima alla pittura romanica, poi alle icone del mondo russo, infine alla vita di Cristo secondo i Vangeli. Per me, cattolica, è stato naturale trovare ispirazione negli episodi del Nuovo Testamento. Nel 2001, mi è stato chiesto di dipingere una Via Crucis che si trova ora stabilmente nella chiesa di Gesù a Nazaret a Milano. È stato un lavoro molto faticoso, per la mia forte immedesimazione nella storia di Cristo e anche perché molti dei personaggi che sono ‘entrati’ in questa Via Crucis, sono miei amici, persone reali”.

Le sue opere in mostra a Nuovo Spazio

“La gloria di una giornata qualunque” titolo dell’intervento della Fornasieri alla “Grande Festa della Famiglia”, ma anche di una mostra allestita a Mantova nel 2009, “è l’espressione – spiega la pittrice – di tutto ciò che ho fatto nella mia vita quotidiana, privata e professionale: cercare di collocare tutte le cose al loro posto per dare loro il giusto senso nel mondo”. “Come del resto – prosegue fanno le persone, cercare il loro posto nel mondo, il loro compito, anche nel quotidiano. Purtroppo – riflette Fornasieri – l’uomo vive da anni nella società occidentale una crisi di valori per cui non riesce a dare compiutezza a se stesso. L’uomo crede, sbagliando, di poter vivere prescindendo da qualunque legame: con Dio, con i genitori, con i figli. Ma l’uomo – continua l’artista – non basta a se stesso e solo nella stabilità affettiva dei legami trova il suo senso e la sua felicità. Per questo la famiglia rimane ancora il valore più importante, come forma di aiuto reciproco e come percorso educativo verso ciò che è vero e buono”. In occasione della “Grande Festa della Famiglia” e della manifestazione Pulcheria a Piacenza sarà possibile ammirare le opere di Letizia Fornasieri presso la Galleria Nuovo Spazio Arte Contemporanea (in via Calzolai 24).

di Andrea Nempi
www.ilnuovogiornale.it

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20 Maggio 2013 by Valeria Fieramonte Lascia un commento

LA PITTURA POTENTE ED ESSENZIALE DI LETIZIA FORNASIERI

Letizia Fornasieri vive e lavora a Milano, dove è nata, in Via Ciovasso, a due passi da Brera. Terza di sei figli, due fratelli musicisti, una sorella che soffre di autismo in modo grave, ha iniziato a dipingere fin da bambina. Pittrice dunque da sempre, e decisa a diventarlo in modo professionale fin dalla prima adolescenza, quando una mostra organizzata in città nel’68 su Gustav Courbet le fece decidere per sempre di voler appartenere al mondo dei pittori.

Dipinge a olio su tavola, con la spatola, e nei suoi quadri c’è un riferimento molto forte alla natura, agli interni domestici, e traspare un’intimità femminile che si intuisce autentica e decisa. Forse è proprio questo suo ritrarre solo ciò che conosce bene a rendere la sua pittura così chiaramente distinguibile dalla media, così priva di banalità anche nel ritratto di oggetti usuali, che assumono una valenza nuova e più interessante allo sguardo: un paio di scarpe da tennis gettate in un angolo, un vano di finestra, un grembiule da lavoro…

Anche Milano, la sua città, è un tema ricorrente nei quadri: i momenti di vita, gli alberi a volte scheletrici e quasi sempre sgorbi a causa di potature sbagliate, i tram, i tralicci, i passeggeri e le auto i semafori e le scritte sui muri: un uso del colore raffinatissimo, che talora ricorda Van Gogh, e che anche nello squallore urbano fa intravvedere significati intensi e nascosti.

Forse è questo a rendere la sua pittura tanto potente ed essenziale, gradevole anche quando affronta, come nel caso della sorella autistica di cui si prende cura dopo la morte della madre, temi tragici e difficili.

Ha partecipato anche al MIA, con dei lavori basati, in questo caso, su foto scattate da lei e rielaborate tramite colori ad olio e tecnica mista, con risultati notevoli che potenziano in modo naturale i mezzi già espressivi della pittura.

Di lei per fortuna si è accorto anche il mercato: se si fa la prova di appendere un suo quadro in mezzo ad altri molti, si nota subito una differenza di fondo, capace di rendere rasserenante persino la drammaticità.

di Valeria Fieramonte
www.universitadelledonne.it

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31 Maggio 2012 by Ferruccio Gattuso Lascia un commento

FUOCO INCROCIATO – IL DIBATTITO – dossier il lavoro che cambia
(estratto dell’articolo: le risposte del musicista Gaetano Liguori non sono state riportate)

Qual e’ il confine tra l’importanza di sviluppare il proprio talento e la necessita’ di svolgere una professione richiesta dal mercato?

Ho disegnato fin da piccola e ringrazio di aver avuto un padre che ha sempre cercato di capire quali doti avessimo i miei fratelli ed io. Fece provare il pianoforte ad alcuni dei miei fratelli e infatti uno di loro e’ pianista; per me capi’ che avevo questo dono del disegno. In terza media mi regalo’ la prima scatola di colori ad olio e cosi’, da sola, cominciai l’avventura della mia vita. Ai giovani dico che fondamentale e’ capire quali siano le proprie inclinazioni, ma e’ anche importante tenere presente gli altri e le necessita’ della comunita’ in cui si e’ inseriti. Il problema principale per la persona, ad ogni eta’ e qualunque cosa faccia, e’ riconoscere quale sia il proprio posto nel mondo. Quasi nessuno, oggi, dice ai giovani che la vita e’ un compito! Si puo’ fare anche un lavoro qualsiasi, anche qualcosa per cui non ci si sente adatti ma, credo, una persona deve al mattino alzarsi con questa voglia di “rispondere” al mondo che c’e’ attorno. Il lavoro dell’artista e’ analogo a quello del metalmeccanico, che desidera montare a dovere una carrozzeria.

Quale lavoro avrebbe intrapreso se non avesse avuto successo nel mondo dell’arte?
Qual e’ stato il suo primo impiego?

Non so se io ho avuto successo, so che fino ad ora posso mantenermi con il mio lavoro, la pittura, e me ne sorprendo, perche’ diversi miei compagni di Accademia non lo possono fare. Come primo impiego ho insegnato per quindici anni, subito dopo gli studi all’Accademia di Brera. Ma ho sempre cercato un insegnamento part-time, per avere il tempo necessario di dipingere. Ho rifiutato il posto di ruolo al liceo artistico perche’ volevo mettermi alla prova, verificare se il mio compito nella vita era dipingere.

In alcuni settori, come l’artigianato, l’esperienza in bottega resta centrale dal punto di vista della formazione. Come migliorerebbe l’apprendistato?

Certi lavori, piu’ di altri, hanno bisogno di un apprendistato e di una esperienza di bottega. Le cose non si imparano da soli: se uno vuol giocare bene a pallone deve “rubare” al piu’ bravo, imitarlo, coglierne i segreti e infine aggiungervi i suoi. Non so in che modo migliorerei l’esperienza in bottega ne’ come siano disciplinate le scuole professionali, ma sicuramente le incrementerei, perche’ il contatto con la materia si sta perdendo, e si stanno perdendo alcuni tipi di lavoro artigianale che invece danno una gioia particolare nel guardare il proprio prodotto, uscito dalle proprie mani. Certo, ora ci deve essere anche una formazione informatica, che permette di sviluppare il lavoro in modo piu’ veloce.

Quale crede sia il maggiore valore aggiunto insito nel fatto di poter apprendere un lavoro?

Apprendere un lavoro e’ un’avventura, non ci sono ricette precostituite. Sicuramente, un valore aggiunto sono i rapporti personali: nel mio campo molto dipende dagli incontri che si fanno. Pur tenendo conto che si devono avere delle qualita’, il riconoscimento pubblico non e’ detto che arrivi. Tanti professionisti dovrebbero trasmettere ai giovani le proprie conoscenze e recepire quelle intuizioni che sicuramente una generazione piu’ giovane si porta con se’. Io credo di poter affermare di non aver avuto un maestro. L’importante e’ avere una domanda rispetto al proprio “fare”, io dico sempre ai giovani che vengono a chiedermi un giudizio: Ma tu che cosa vuoi dal tuo lavoro, dalla tua vita?

Qual il suo consiglio per i ragazzi italiani che hanno terminato le scuole medie o quelle superiori?

Credo che la cosa piu’ importante sia avere intorno adulti e amici solidi, con cui verificare i propri desideri, a cui chiedere di essere accompagnati nella scelta di un tipo di studio o di lavoro. Bisogna pero’ anche osare, per perseguire un sogno, un desiderio. E questo i giovani, alcuni che ho conosciuto almeno, fanno fatica a farlo. Non osano.

di Ferruccio Gattuso

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