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3 Dicembre 2022 by Luciana Baldrighi Lascia un commento

APPUNTI MILANESI. DISEGNI DI LETIZIA FORNASIERI
OPERE DAGLI ANNI ’80 AD OGGI… INEDITI

Letizia Fornasieri era una amica, simpatica, brava pittrice e dal gusto impeccabile. Di lei ho due olii. La conobbi anni fa alla Galleria Ponte Rosso. La Galleria Rubin ha inaugurato una personale di Letizia Fornasieri. Si tratta di un’esposizione inedita, che svela un mondo tenuto “riservato per sé” dall’artista milanese. La mostra, infatti, riunisce una selezione di opere su carta che vanno dagli anni ’80 al 2022 e mai esposte al pubblico. Che bello vedere i suoi delicati Sentieri d’acqua.

Se è immediatamente riconoscibile il tratto deciso della pittura a olio della Fornasieri, meno lo sono le soluzioni che adotta per i suoi disegni, bozzetti, studi e schizzi eseguiti a grafite, matite grasse, pastelli colorati, collage, fotocopie rimaneggiate…

“Siccome ho avviato quest’anno l’archivio di tutti i miei lavori – racconta Fornasieri – sto rivedendo parecchie opere che a mala pena ricordavo, e con Paolo ci è sembrata una bella occasione costruire una mostra un po’ particolare, esponendo opere su carta che non sono mai state esposte.”

Con Appunti milanesi Fornasieri ripropone la città di Milano come centro della sua vita e del suo immaginario: scorci di facciate, colte con la luce del giorno e nelle ore serali, semafori, pali con segnaletiche stradali e i “suoi” tram. Protagoniste anche le persone, impegnate nelle attività giornaliere e fermate dall’artista in istanti di normalità straordinaria.

“Milano ritorna non più con lo sguardo ai particolari di elementi urbani, […], ma con l’attenzione maggiore alle persone – spiega l’artista – Mi sono così accorta che ora le figure vengono dipinte con colori vivaci, chiari; le mie figure degli anni ’80 erano grigie, solitarie, drammatiche”.

A completare la rassegna, due dipinti inediti eseguiti a ridosso dell’esposizione (una giovane orientale nella metropolitana e un tram, questa volta di quelli “vecchi”, a cui i milanesi sono affezionati)  e due opere su tavola realizzate negli anni ’80, allacciate anch’esse al tema della vita metropolitana.

Nel loro insieme, disegni e dipinti colgono i cambiamenti che Milano ha vissuto negli ultimi quarant’anni con spirito dinamico e sempre interrogandosi, attraverso gli occhi e la sensibilità dell’artista, alla ricerca di una più arricchita identità.

“Sicuramente sono cambiata anch’io e il mio modo di dipingere, il mio sguardo coglie nello spazio urbano una vivacità maggiore. Mi accorgo anche delle molte persone provenienti da altri Paesi, che non erano presenti trent’anni fa. Magari è una “pista da percorrere…”

di Luciana Baldrighi

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21 Novembre 2015 by Luciana Baldrighi Lascia un commento

I PAESAGGI ATTESI DI LETIZIA FORNASIERI AL MUSEO DIOCESANO

Ve li ricordate i tram dipinti nella sua Milano di Letizia Fornasieri? Da allora ne ha fatta di strada e con la sua ricerca pittorica è arrivata a creare paesaggi e nature morte sempre più astratte. Al Museo Diocesano di Milano sono in mostra gli ultimi lavori di questa brava pittrice fino al 13 dicembre 2015. Al Museo Diocesano di Milano, in Corso di Porta Ticinese, nell’ambito di MuDi Contemporanea, la mostra dedicata a Letizia Fornasieri: “I paesaggi attesi”. Pittrice da sempre legata alla cultura figurativa del Novecento, e in particolare a quella italiana della prima metà del secolo, Letizia Fornasieri predilige soggetti legati ai luoghi, agli ambienti, alle figure della quotidianità. Soggetti desunti dal reale che rielabora alla luce del proprio vissuto, in una pittura di marca espressionistica ed estranea a processi di astrazione.
L’esposizione al Museo Diocesano di Milano, a cura di Paolo Biscottini, direttore del Diocesano, presenta una serie inedita di opere pittoriche che appartengono al ciclo di lavori sviluppati attorno al tema del paesaggio e dell’ambiente agreste. La ricerca pittorica dell’artista si affina, traslando l’attenzione dalla resa attenta del dato reale, tipica della sua produzione precedente, alla visione d’insieme dell’ambiente guardando con coraggio, forza e convinzione, la natura. Nel caso specifico il paesaggio senese viene rivissuto con i suoi occhi lombardi, che hanno la mente ed il cuore ancora appuntati alla bassa di Congdon e a quella campagna che, coraggiosamente intorno a Milano, sfugge la città, per cercare il cielo. “L’artista nel senese si pone spesso su un’altura e guarda dall’alto il distendersi di zone terrose rossicce, oppure di campi coltivati che approdano, come se fosse un mare, all’azzurro del cielo.La pennellata diventa rapida, quasi sdrucciolevole, come correndo da quell’altura alla zona più bassa, dove incontra il cielo.”, scrive Paolo Biscottini nel catalogo che accompagna la mostra.
Un po’ di biografia non guasta mai. Letizia Fornasieri è nata a Milano nel 1955, città in cui vive e lavora. Diplomata in Pittura all’Accademia delle Belle Arti di Brera, in gioventù ha stretto un intenso dialogo ed amicizia con il pittore americano William Congdon. Nel 1981 si aggiudica il Premio San Fedele Quadro Giovani, Galleria San Fedele, Milano e nel 1995 vince il Premio di Pittura Carlo Dalla Zorza. Il suo dipinto “Milano – Tram” partecipa nel 2005 alla XIV Esposizione Quadriennale d’Arte di Roma e in seguito entra a far parte della collezione della Camera dei Deputati del Parlamento
Italiano. Letizia Fornasieri ha inoltre realizzato numerose opere a carattere religioso, collocate in alcune chiese lombarde, tra cui ricordiamo una “Via Crucis”, per la Chiesa di Gesù a Nazaret di Milano. Di lei hanno scritto: Rossana Bossaglia, Giorgio Mascherpa, Paolo Biscottini, Cecilia De Carli, Aurelio Picca, Luca Doninelli, Elena Pontiggia, Roberto Perrone, Maurizio Cucchi, Marco Tonelli, Flavio Arensi, Vladek Cwalinski, Lorenzo Canova e Luca Beatrice.

di Luciana Baldrighi

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11 Maggio 2014 by Luciana Baldrighi Lascia un commento

LETIZIA FORNASIERI. CHI MEGLIO DI LEI HA SAPUTO RECENTEMENTE COGLIERE MILANO A COLPI DI PENNELLO?
FOLLA ALLA PONTE ROSSO DI BRERA

Chi meglio di Letizia Fornasieri ha saputo recentemente rappresentare Milano nel suo aspetto più convulso, quella vita trafficata che è uno dei temi della sua pittura. Per esempio gli “amati” tram gialli, le auto, i semafori, le strisce pedonali, ma recentemente la Fornasieri si anche dedicata a descrivere gli ambienti più intimi che fanno di certe zone della città un puzzle di piccoli quartieri centrali diventati l’anima di una metropoli, un’anima culturale, estetica, fatta di viuzze dove si trova ancora l’acciottolato della vecchia Milano dei tempi di Giuseppe Verbi (Brera, Magenta, Garibaldi, i Navigli…) e punta il pennello su quegli scorci dalle finestre fiorite, dai balconi ricchi di verde, dai cortili dove l’edera divora gli intonaci dei muri. Tutto si mischia, tutto diventa poesia. L’anima di Milano si trova sia nell’impatto forte e visivo, nonché convulso, sia in quei piccoli ambiti privati, intimi, dove oggetti quotidiani e quadri e vasi si intravvedono da quelle finestre in legno e dalle persiane tipiche del capoluogo lombardo. Con la mostra che apre il 7 maggio alla Galleria Ponte Rosso di Via Brera 2, possiamo ammirare circa 25 quadri di medio e grande formato realizzati dagli Novanta a oggi, dai soggetti vari interni ed esterni di abitazioni, paesaggi urbani e fiori e ambienti naturali.
Diplomatasi all’Accademia di Belle Arti di Brera, l’artista (nata a Milano nel 1955) dove ha voluto tenere le sue radici pur ammirando l’amico carissimo americano William Congdon, grande pittore che forse le insegna a vedere il volto americano della sua città, la nostra , si è aggiudicata nel 1995 il Premio Carlo Della Zorza promosso dalla stessa galleria Ponte Rosso. Due anni dopo il Premio, la Fornasieri espone le sue opere in una personale alla quale hanno seguito numerose collettive in Italia e all’estero. Ma la sua prima collaborazione l’autrice l’ha grazie alla Galleria Rubin con la quale ha organizzato anche in occasione del salone del Mobile una grande installazione. Nel 2005 troviamo i suoi lavori alla IV Quadriennale d’Arte di Roma e il suo dipinto . Scelto in seguito per fare parte della Collezione della Camera dei Deputati del Parlamento Italiano. La pittrice ha anche realizzato lavori di carattere religioso, tra cui una Via Crucis per la Chiesa di Gesù di Nazaret di Milano. Tra i numerosi critici che hanno seguito la sua opere e che hanno scritto testi critici ci sono Rossana Bossaglia, Giorgio Mascherpa, Paolo Biscottini, Cecilia De Carli, Luca Doninelli, Aurelio Picca, Flavio Arensi, Vladeek Cwalinski, Luca Beatrice, Lorenzo Canova ed Elena Pontiggia. Ma partiamo dal testo del catalogo scritto da Rossana Bossaglia per comprendere più a fondo l’opera di questra straordinaria e poliedrica artista.
Mi ha sempre colpito in Letizia Fornasieri, il duplice, ma non il contradditorio atteggiamento nei confronti della realtà quotidiana: lo sguardo che non è mai eufemistico, né compiaciuto anche quando tocca immagini di grande impatto visivo e nel contempo è coinvolto in ogni particolare dell’ambiente, quelli che consideriamo i più ovvi e banali, sagome di veicoli in moto, pali della luce o all’interno delle abitazioni… La capacità di vedere lo strutturarsi del quotidiano…un quotidiano apparente è registrato dall’artista con un segno intenso, plasticamente e cromaticamente forte; in qualche modo sublimato nel suo ingombro visivo che si fa espressione… La mostra è aperta fino a domenica 1° giugno.

di Luciana Baldrighi

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19 Aprile 2006 by Luciana Baldrighi Lascia un commento

Letizia Fornasieri con l’inverno insegue il sole e lo fa con una serie di grandi e medie tele esposte fino al 29/05/2006 alla Galleria Rubin di via Bonvesin de la Riva 5. La mostra dal titolo Qui è scritto il tuo nome e curata da Marco Tonelli è accompagnata da un catalogo con immagini a colori che illustrano il lavoro dell’artista contemporanea che più di ogni altro ha omaggiato Milano, le sue vie, i suoi balconi, gli interni, i suoi tram, la sua gente.
Questa volta si tratta di una serie di tele che inneggiano alla primavera dai toni forti e dai colori accesi. L’abbraccio al mondo delle cose e in particolare a quello della natura sembrano piegarsi con la mano e la tavolozza di questa straordinaria maestra della fantasia, al suo sentire ricco di poesia che spesso non corrisponde alla realtà delle cose ma che talvolta si avvicina moltissimo. Una capacità che l’artista è sempre stata in grado di trasmettere trasferendo sulle sue tele frammenti e proiezioni di un mondo reale, mai fuori moda che inneggia a una certa modernità pur mantenendo quei tratti figurativi che le sono propri ma che certamente non corrispondono a una pittura classica.
I suoi quadri sembrano essere realizzati impegnando a fondo tutte le capacità artistiche che la Fornasieri ha costruito nel tempo unendo al gesto la tecnica che «vibra a colpi di spatola e che animandosi anima a sua volta la realtà». Sul retro del catalogo è riportata una frase « … inseguendo, appunto, il sole anche d’inverno. Inseguendo la propria pittura anche d’inverno. Inseguendo se stessa in ogni stagione».
Il rispetto per l’altro è fondamentale per Letizia Fornasieri, che siano persone o cose. La sua timidezza la induce a cercare di nascondere il suo vero volto che traspare però dai suoi lavori ricchi di gioia, di forza, veri al punto da sembrare una pagina di cronaca. Immersa nel suo orto, tra ortaggi, fiori e vasi, serre a cui la Fornasieri è legata, è riuscita ancora una volta a trasmetterci divertita ciò che nella natura vi è di più bello e quel senso d’eternità che esiste nel mondo delle cose, la vita stessa. Quadri che hanno un’intimità e una forza d’animo come Piante grasse del 2005, Sulla terrazza del signor Antonino, Piante grasse con sedia bianca del 2004, una splendida Pianta di limoni invasata del 2006 dai colori forti, ma anche Fiori grandi con ferro da stiro: un tavolo su un balcone dalla dominante azzurra assolutamente mediterranea. Le stesse piante la Fornasieri le ha dipinte anche d’inverno con la neve.
L’artista che adora dipingere all’aperto ha realizzato quest’anno anche delle tele delicate come Primule e Elleboro, fiori con accanto un grande annaffiatoio azzurro. Non mancano tram e girasoli, ma la novità sta proprio nel fatto che l’omaggio all’estate che se ne va «è l’elemento inusuale di Letizia che con queste opere vuole addolcire il mondo».

di Luciana Baldrighi

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27 Dicembre 2002 by Luciana Baldrighi Lascia un commento

FORNASIERI, FRAMMENTI DI CITTÀ

Un libro e una mostra di Letizia Fornasieri per affrontare ancora una volta attraverso il linguaggio della pittura il tema dell’arredo urbano milanese e della continua metamorfosi del vivere sociale in una realtà che si distingue per la gran corsa contro il tempo. Sono venti anni che l’artista dipinge contemplando il mondo chiusa in una stanza. Dopo ore trascorse lungo viali, davanti a monumenti, camminando tra la gente comune, con l’aiuto della fotografia, rafforza la sua memoria lasciandola libera dell’interpretare la realtà circostante.
Nel libro che accompagna la mostra allestita nella Galleria Rubin di via Marco de Marchi l (chiusura l febbraio 2003, curato da Luca Beatrice dal titolo «Dentro, fuori, lontano» (Edizioni della Meridiana, 20 Euro), l’autrice sostiene che «la pittura è un linguaggio lento, da affrontare con tempi dilatati che si distinguono dal quotidiano; una tecnica che matura senza eccessiva fretta ma che, prima o poi, può giungere a traguardi notevoli». Una considerazione che sottolinea la filosofia della Fornasieri espressa così bene nella sua pittura che raffigura il più delle volte la frenesia di una metropoli moderna abbandonata a se stessa e contemporaneamente pone l’accento sulla personalità dell’artista che ha bisogno di spazi chiusi, tranquilli e intimi per creare le sue opere.
La modernità della pittura di Letizia Fornasieri non sta solamente nel soggetto o nel tema affrontato sulla tela, poiché esiste anche un modo individuale di leggere i suoi lavori in base alla propria sensibilità e percezione della realtà. In “Girasole», del 1984, una delle prime tavole della Fornasieri la semplicità di un elemento naturale veniva sovrapposta da un’applicazione tecnica e coloristica che colpisce lo sguardo dello spettatore.
La personalità dell’artista con lucido senso della realtà e trasporto poetico trasferisce il proprio luogo privato, la casa, lo studio sulle vie e le piazze della città e viceversa. Un esempio recente è l’attenzione dedicata alla Bovisa, a Montenapoleone, due luoghi in antitesi che rendono il senso della precarietà e dell’incertezza dell’esistenza umana. Aree distinte: da un lato il lavoro, i quartieri periferici e dall’altro le luci sfavillanti dei negozi della moda che hanno sfrattato le botteghe artigiane.
In «Autobus che curva» del 2002, ma anche in «Tramino» di un anno prima, si possono cogliere frammenti di vita quotidiana, quel che più di rilevante passa dalla mente. E’ a Milano che è nata Letizia Fornasieri. Qui è cresciuta e qui ogni giorno si confronta con i suoi cambiamenti. Nelle fotografie come nei dipinti che osserviamo sul libro dedicato alla sua opera, l’artista ci vuole fare partecipi degli errori e dell’incuria delle amministrazioni che si susseguono: strisce pedonali scomparse, cavalletti e lavori abbandonati, tombini pericolanti. L’artista osserva e non giudica. Nelle sue tele variopinte, di grande e medio formato si diverte a coniugare arte e cultura perché è convinta che insieme dovrebbero misurare il grado di civiltà di un popolo.

di Luciana Baldrighi

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18 Gennaio 2001 by Luciana Baldrighi Lascia un commento

PICCOLE REALTA’ METROPOLITANE

Milanese, schiva, tenace, Letizia Fornasieri espone alla Galleria Lawrence Rubin di via Marco de Marchi 1, tredici grandi opere dedicate alla città di Milano. Soggetti metropolitani dalle prospettive sfuggenti a partire dai tram coloratissimi emblema della nostra metropoli che purtroppo verranno sostituiti dai nuovi mezzi su rotaie che hanno ben poco di caratteristico, veri e propri treni per dimensioni e lunghezza, fino a taxi, semafori, grovigli di cavi.
La mostra, aperta fino al 27 gennaio, è accompagnata da un catalogo curato da Rossana Bossaglia dal quale è possibile comprendere il significato di questi soggetti quotidiani; soggetti che nel percorso visivo acquistano dignità e importanza non solo per il colore generoso con il quale l’artista li ritrae, ma anche per la ricerca del vero che la Fornasieri intraprese ancora quand’era studentessa all’Accademia di Brera.
L’artista (classe 1955), vincitrice del Premio Carlo Dalla Zorza promosso dalla Galleria Ponte Rosso, si dedica ogni giorno nel suo studio di via Teodosio con gli occhi di una ragazzina, agli angoli più pulsanti della vita cittadina con ampie pennellate decise per sottolineare come la frenetica vita moderna sia di per sé una realtà da non sottovalutare, viva e dominante. Dominante al punto che a volte ci impedisce persino di fermarci a pensare o a guardare il cielo. Il disordine cittadino è visto con occhi da cronista attenta e allo stesso tempo con una poesia fuori dal comune per un’artista abituata a concepire lo spazio solo come prospettive sfuggenti e oblique. Persino nelle opere «domestiche», nature morte, veri e propri angoli di vita familiare, la Foranasieri ingrandisce ed evidenzia forme e colori, in maniera tale che gli oggetti sembra che parlino e persino ascoltino. Soggetti metropolitani e grappoli di inflorescenze emergono con l’entusiasmo per la realtà, bella o brutta che sia. “A casa c’è sempre stata molta attenzione per tutti gli aspetti della cultura, della storia, della filosofia. Mio padre insegnava matematica, mio fratello è pianista. Dalla mamma abbiamo imparato ad osservare la realtà più minuta e questo mi è rimasto nel sangue. Non dipingo per competere con la realtà o per fissarla, ma per confrontarmi con essa. E’ un modo che serve anche a conoscere meglio me stessa”
Prestando orecchio, cuore e mente alla città, Letizia Fornasieri si concede il lusso intelligente di esprimere il senso delle cose con un’analisi acuta e ironica. I tesori nascosti che ci rivela possono sembrare insoliti e allo stesso tempo familiari. Segreti che ci permettono di comprendere il senso delle cose. Affreschi metropolitani che raccontano il trionfo della routine: “vedo quindi sono”. Questo è il fascino discreto del nostro quotidiano.

di Luciana Baldrighi

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