“DALLA CINA/ L’arte figurativa italiana contemporanea in mostra a Pechino, un successo “oltre lo specchio”
Si chiude oggi la mostra “Beyond the Mirror” al Guardian Art Center di Pechino. Cento opere che hanno presentato un’Italia contemporanea ricca di storia
Mentre il modo si distanzia in tante sue parti e nuove faglie si aprono di continuo, l’arte e la cultura sono sempre all’opera, come un torrente carsico, per un incontro a un altro livello, che, come spesso è accaduto, apre dei sentieri non solo per strade del futuro, ma per un effettivo avvenimento dal quali non si torna indietro, perché oggettivamente tocca qualcosa dell’umano, della fisionomia reale e profonda che c’è in ciascun uomo.
È quello che tanti testimoni hanno raccontato della mostra Beyond the Mirror che si chiude oggi a Pechino, al Guardian Art Center, che ha portato nella capitale cinese una ventata di atmosfera italiana, nelle opere di undici tra i più rinomati pittori figurativi del panorama nazionale contemporaneo.
L’arte figurativa ha una lunga tradizione in Italia. Dalle pitture pompeiane ai fondi oro medievali, al Rinascimento, al Manierismo e al Barocco, non c’è stata epoca in cui l’Italia non fosse protagonista della pittura figurativa e del dialogo con altre culture, europee e non. Pensiamo a padre Matteo Ricci che introdusse l’arte e la cultura occidentale nel Celeste Impero, ma anche al meno conosciuto e vero artista Giuseppe Castiglione (Milano, 1688 – Pechino, 1766), anch’egli gesuita, che fu il pittore più famoso alla corte Qing col nome di Lang Shining. Anche nel Novecento l’Italia ha continuato a primeggiare in questo campo, come nel contemporaneo.
Un’autentica élite artistica, quella che ha campeggiato sulle grandi e modernissime superfici del prestigioso Guardian Art Center, un avveniristico centro museale progettato dall’architetto tedesco Ole Scheeren. Un gruppo di diverse inclinazioni e certificato da centinaia di mostre pubbliche, premi e riconoscimenti. I nomi? Andrea Chiesi, Valentina D’Amaro, Letizia Fornasieri, Giovanni Frangi, Massimo Giannoni, Alessandra Giovannoni, Raffaele Minotto, Tommaso Ottieri, Alessandro Papetti, Francesco Santosuosso, Velasco Vitali.
La mostra ha aperto i battenti il 15 dicembre alla presenza del sindaco di Pechino, sig. Yin Yong, e delle autorità diplomatiche italiane con una sontuosa cerimonia di inaugurazione organizzata dallo stato maggiore politico e culturale della provincia di Liaoning, sponsor dell’operazione. Scopo dichiarato, consolidare i rapporti di interscambio tra la grande regione del nordest e il nostro Paese. Erano presenti, oltre alle numerose autorità politiche, la rappresentanza diplomatica italiana e molti degli operatori cinesi attivi nel campo dell’organizzazione di mostre e di gestione dei rapporti internazionali di università e accademie d’arte.
Gli undici artisti presenti in mostra sono simili per la scelta di un linguaggio artistico accessibile, ma diversi nella sua interpretazione: Minotto, Ottieri, D’Amaro, Chiesi e Santosuosso hanno uno stile più veristico; Giannoni preferisce intervenire sulla materia pittorica; Fornasieri, Papetti, Frangi, Velasco e Giovannoni descrivono il reale e lo trasformano in modo molto personale. Le opere esposte sono state più di cento, quasi tutte di grande formato e riteniamo che possano nell’insieme avere ottenuto un duplice effetto di coerenza e varietà, e aver mostrato al pubblico cinese un aspetto importante della produzione artistica recente. La descrizione di luoghi, paesaggi e architetture contribuirà inoltre a una conoscenza dell’Italia come nazione ricca di bellezza e di storia.
Il luogo espositivo, il Guardian Art Center, si trova a pochi passi dalla Città Proibita ed è l’emblema di quell’architettura di assoluta avanguardia che caratterizza lo sviluppo della capitale cinese.
Su una superficie di oltre duemila metri quadri i pittori italiani sono stati accolti da un’inedita marea di visitatori, trentamila dopo appena un mese. Compreso il nostro ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha voluto visitare la mostra nel corso di una visita di Stato in compagnia dell’ambasciatore Massimo Ambrosetti.
La copertura nei media cinesi può essere considerata eccezionale in termini di volumi e di qualità, insolita per una mostra di questo genere, con un altissimo livello di gradimento.
La mostra si è chiusa con un bilancio superiore a qualsiasi attesa e ha consentito alla Galleria Rubin, con il coordinamento dell’operazione museale affidato a Daniel Sluse, per l’Europa, e a Jean Toschi Marazzani Visconti rappresentante per l’Italia di ADGY/Freestart, impegnato nella sensibilizzazione del pubblico cinese sulle espressioni artistiche del mondo e promotrice dell’operazione, di rilanciare e firmare un accordo per ulteriori mostre, residenze e ricerca di sbocchi commerciali a tutto vantaggio degli artisti italiani.
Per celebrare la chiusura dell’evento nella capitale cinese, il 26 marzo la galleria Rubin esporrà nei suoi spazi milanesi una mostra intitolata Milano-Pechino, alcune opere rappresentative del lavoro degli artisti presenti al Guardian Art Center.