UNA «VOCE» GIOVANE: LETIZIA FORNASIERI
Sentimento e tecnica in una pittrice
Quella della trentaduenne milanese Letizia Fornasieri è una delle tante presenze, silenziose ma già solide, nella pittura italiana giovane (almeno per quanto riguarda l’anagrafe e il mercato). L’opera di quest’artista, che da due anni lavora solo sul grande formato, può dire molto circa le possibilità espressive di uno strumento — la spatola — da molti considerato demodé, ma che in realtà diviene prezioso quando si affronta il problema della forma, della consistenza, della matericità del soggetto rappresentato.
Nella pittura della Fornasieri infatti, gli oggetti più familiari e domestici — una porta, gli arredi di una stanza, una sedia, il piano disordinato di un tavolo — assumono una forza figurale e una scala autenticamente monumentale grazie anche all’impiego vigoroso e libero della spatola, nel tentativo (riuscito) di catturare una realtà che, come dice la stessa autrice, «chiede di essere dipinta quando si è capaci di amarla». Insomma, per la Fornasieri dipingere significa rispondere alla bellezza nascosta nella realtà più dimessa e ordinaria, scoprire gli oggetti e le forme come «donati» allo sguardo. Uno sguardo che si fa via via più profondo, fino a cogliere le qualità emozionali insite in una semplice porta come quella raffigurata qui a fianco (160 x 110). Come per tutte le altre opere della Fornasieri, si tratta di una tavola di listellare d’abete ben preparata con gesso acrilico e nere a olio diluito e quindi lasciato essicare. E una porta, questa, che vela e svela lo spazio china stanza forse momentaneamente vuota di presenze umane, ma sicuramente abitata dallo scorrere della vita con il suo dolore e la sua gioia.
Con un uso calibratissimo dei bianchi e un taglio prospettico apparentemente tradizionale ma in realtà sapiente come certi «scurti» degli antichi, l’autrice piega la materia pittorica al suo fine profondo che è principalmente rappresentativo: tende cioè a restituirci, con forza e pazienza, il lato spirituale delle cose.
di Domenico Montalto, Marina Fumagalli