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1 Luglio 1990 by Anna Maria Roda Lascia un commento

Tre artisti, una storia

Per occasioni diverse, i giovani pittori e scultori Letizia Fornasieri, Carlo Steiner e Francesco Toniutti sono recentemente saliti alla ribalta. La loro è una proposta artistica incamminata verso la maturità. Eccone un breve profilo, in attesa di vederne le opere al prossimo Meeting

Dipingere la luce

Ogni incontro con Letizia Fornasieri corre sempre su due binari: la realtà quotidiana, normale della sua casa che ti accoglie, di lei che ti parla in modo pacato e dimesso e il binario della profondità delle cose che ti dice, apparentemente ovvie e scontate, come gli oggetti che popolano la sua casa, ma con una profondità di intuizione che coglie il cuore della realtà e dell’esistenza, quei due aspetti che, peraltro, si percepiscono nettamente nei suoi quadri. Quelli che presentiamo sono spunti e riflessioni di una conversazione con Letizia, che possono aiutare a capire come e cosa dipinge.
«Dopo il periodo dell’Accademia — dice Letizia che ha da qualche anno superato la trentina — mi sono sempre messa nelle condizioni di poter lavorare (dipingere), scegliendo, ad esempio, di insegnare per poche ore. All’inizio è stata una scelta istintiva perché la pittura mi piaceva, poi ho capito che la pittura era per me un dovere. Avevo tra le mani un dono e avevo il dovere, o meglio, il compito di usarlo e di capire se il dipingere poteva essere il compito della mia vita. Due anni fa ho fatto la scelta definitiva. In occasione della possibilità dell’immissione in ruolo nella scuola, così mi si è riproposta in modo più chiaro l’alternativa: se dovevo capire che la pittura era il mio compito dovevo farlo sempre di più e dedicargli sempre più tempo. In quel momento di scelta, sfociato poi nel rifiuto del ruolo, avevo solo due punti chiari in tanta incertezza e paura: la permanenza nella Chiesa, cioè nel movimento, come certezza e punto di riferimento per la vita e poi l’evidenza del dono che avevo tra mano. Ho maturato questa decisione perché percepisco che la pittura mi vuole bene e questo suo amore è cresciuto e si è approfondito in questi anni, è una corrispondenza che cresce sempre di più ed è sempre più profonda. Per questo ho voluto eliminare tutto ciò che poteva essere un impedimento ad una totalità di rapporto e di dedizione. Capisco però che la pittura non e il mio tutto, il mio dio: se mi rompo le mani o se finisce l’ispirazione cosa faccio? Quindi ho capito che la scelta prioritaria è seguire Cristo nella nostra compagnia, verificare come la sua presenza possa essere il mio sostegno, un fatto che passa ora attraverso la pittura, ma potrebbe anche cambiare forma».
A questo punto Letizia fa una digressione sulla forma: Fino a poco tempo fa pensavo che la forma fosse tutto, infatti anche nel dipingere credevo che la forma fosse la cosa più importante perché le cose stanno anche nel buio, anche senza luce. Quest’anno ho scoperto che era sempre presente l’ombra. anche senza una luce particolare, così ho approfondito la mia riflessione sull’evidenza che esiste la luce. La luce non proviene da una fonte precisa, da un’ora precisa del giorno: la luce è ferma, persiste, perché la realtà. pur nel suo andare, è ferma, cioè la ricerca di senso è costante: di sera come di mattina. sempre. La forma permette alla luce di essere, cioè senza corpo e materia non vedremmo la luce.
La luce è una “materia” strana, che incontra le cose e le fa “essere” nel loro aspetto più recepibile. Infatti la vita è legata al fatto di essere vista, sperimentabile, quindi legata a luoghi ed oggetti “illuminati”. Lavorare sulla luce mi ha costretto ad accettare l’evidenza della realtà fuori di me, e ciò mi ha costretto a rivedere quanto già sapevo o pensavo di sapere, perché la realtà é più grande di quanto già sappiamo».
Quali soggetti preferisci dipingere? «Non ho preferenze particolari; non decido io i soggetti, io voglio bene a tutti i soggetti e questi sono “contenti” quando li dipingo; anche se sono drammatici o tristi, sono felici perché sono accolti da me, fissati nel quadro e quindi vivono eternamente».
Comunque i soggetti dei quadri di Letizia sono presi dalla sua normale quotidianità: interni di case e aspetti della città in cui vive.
«I pittori moderni “pensano” la pittura, mentre io nella pittura cerco il senso di me e delle cose. Il senso, la verità ha il corpo delle cose, di ciò che quotidianamente incontro».
A conclusione della nostra conversazione chiedo a Letizia se vive un’esperienza di lavoro con altri artisti: «L’esperienza che vivo è innanzitutto la condivisione della vita del movimento, il confronto sulla vita e sulla posizione umana, da qui poi è investito anche il mio lavoro, tuttavia il confronto specifico sulla pittura con altri artisti è un’esperienza solamente iniziale».

di Anna Maria Roda

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