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1 Luglio 2020 by Anna Mangiarotti Lascia un commento

IL MIO SGUARDO SUI PAESAGGI LOMBARDI
Letizia Fornasieri all’Acquario Civico: la nostra pianura umida, le rogge, il sistema dei canali ammirato da Leonardo

Irresistibile, con la calura crescente, l’invito a entrare nell’Acquario Civico di Milano, arricchito fino al 20 settembre di ristoratrici “Confluenze” dipinte da Letizia Fornasieri. Paesaggi lombardi a regola d’acqua. Li ha percorsi abbandonando i mezzi che l’hanno resa famosa pure all’estero, e persino in Parlamento. Il suo “Milano – Tram” fa parte della collezione della Camera dei Deputati.

Letizia, via dunque dalla sua pur amata affastellata trafficata città
«L’artista, come tutti, non decide niente. O decide poche cose, nella vita. Anche seguire l’ispirazione è obbedire. Anche verso la campagna mi hanno spinto sentimenti d’affetto».
Per chi?
Per gli amici che vivono e lavorano ad Asciano, tra le armoniose crete senesi. Lì l’avvio del ciclo. Nella nostra pianura umida, invece, lungo rogge e canali ho camminato insieme alla mia adorata sorella Annetta, disabile ospitata a Rivolta d’Adda in una casa di cura (inaccessibile durante la pandemia: sono ancora in attesa di conoscere le condizioni perché siano riammessi parenti)».
Tra uomo e natura si può stabilire un buon equilibrio.
«Certo. E l’ordine disegnato dal lavoro agricolo nella Bassa Lombardia, attraverso lo strepitoso sistema dei canali ammirato da Leonardo, e che gli inglesi ci invidiano dal Seicento, prospetta una perfezione geometrica. Poligoni regolari. Scandiscono il tempo delle stagioni. Funzionali all’economia. Esempi di bellezza».
Tra le 53 opere in mostra, una specialmente significativa?
«Ecco la vasta tela con “Roggia e grande albero in primo piano”. L’ho realizzata nel 2018. Le altre sono più recenti».

Dal 2019 guizzano tanti pesci rossi, viola, bianchi…
«Tra le meraviglie dell’Acquario milanese c’ènfatti, davanti all’ingresso della palazzina, una vasca con una flotta di incantevoli ciprini. Pesci d’acqua dolce. Molto ornamentali (allevati fin dall’antichità per le scaglie d’oro e d’argento, Goldfish, dicono gli anglosassoni nda). Oltretutto donati come simbolo di fortuna ricchezza e felicità».
Secondo i principi del feng shui, basta un ritratto di pesce rosso a portare buona fortuna. Benissimo hanno fatto a riprodurli nell’invito dell’esposizione, promossa dentro il palinsesto “I talenti delle donne”. Ci vuole la sensibilità femminile per far riscoprire quanto siano sorprendenti le cose comuni?
«In realtà, è stato il botanico Gabriele Galasso del Museo di Storia Naturale a farmi scoprire la flora del nostro ecosistema, che ho voluto rappresentare in 18 quadretti. Splendida, la Nymphaea alba: spontanea, e molto cosmopolita».

Mostra  “CONFLUENZE. Letizia Fornasieri”,  a cura  di  Marina  Mojana,  1 luglio – 20 settembre 2020, aperta nei giorni di apertura dell’Acquario Civico di Milano, viale G. Gadio 2, martedì e mercoledì, ore 11-18. Ingresso previo acquisto del biglietto e prenotazione online fortemente consigliata. Acquisto del biglietto in sede solo in base alla capienza del momento. Dettagli su Acquario di Milano

di Anna Mangiarotti

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9 Giugno 2009 by Anna Mangiarotti Lascia un commento

Cerco in tram l’anima di Milano

Sui mezzi pubblici ritrovo le comparse di un comune destino urbano

COME UN ARTISTA guarda Milano, che città d’arte non è? «L’assedio, la costringo a sputare le sue ragioni. La realtà, se la interroghi, risponde». Parola di Letizia Fornasieri, artista che non ama gli aggettivi: «Per cominciare, l’arte non è femminile nè maschile. È la proposta di un’esperienza, di una persona. Quando a Paiano Reale hanno allestito la mostra sulla pittura delle donne, non ci sono andata apposta».

LE DONNE, PERÒ, le dipinge. Per la nuova mostra alla Galleria Rubin di Milano, «II tram e la bambina», l’ultimo quadro arrivato è la «Bambina rossa». Che ha appena imparato a stare in piedi, appoggiata al grande letto-coperta della mamma, davanti a una distesa di colori: «Sta imparando a guardare le cose che la vita mette davanti, di traverso, o in modo più disteso. A guardare con uno sguardo dentro di sè, chiedendosi costantemente tanti perché…». E l’autrice, che ha 54 anni, cosa cerca? «Non cerco tanto per cercare, mi fanno ridere quelli che dicono così. Io cerco le chiavi per entrare in casa».

LE HA TROVATE. In senso lato, Milano è la sua casa. Abita dalle parti di viale Abruzzi, dove ci sono case Ottocento massicce e alberi, che lei guarda la sera. Dipinge ombre fisiche, pesanti. Nella città disseminata sempre di cartelli «lavori in corso», coglie le permanenze, la stabilità: «Io sono una stanziale». Forse per le solide radici familiari, la nonna materna allieva della scuola d’arte domenicale nella Torre di Ansperto, o per la propria capacità di entrare in confidenza con le cose, Letizia, riesce a decifrare l’anima di Milano: «Un po’ provincia e un po’ Shangai, Navigli e Blade Runner…», commenta il critico Luca Beatrice. E Rossana Bossaglia osserva come le sue rappresentazioni non entrino in polemica con il traffico. Il turbolento dinamismo di automobili, tram, taxi, semafori, insegne, sulle tavole lavorate energicamente a spatola, è vitalità. Dove andiamo? «Liberamente verso il nostro destino. Perciò mi interessa dipingere il tram. Ha una direzione, un binario. Tante fermate giuste per chi deve scendere. È l’elemento che vince, s’impone, viene verso di noi come un rompighiaccio. Il traffico si scansa, lo lascia passare».

COL SUO bell’arancione violento, stravagante, allucinato, contorto, il tram è un personaggio (toro o torero?) da corrida. Anche il poeta Giovanni Raboni ne era affascinato. Gillo Dorfles ha approvato l’estetica pubblicitaria che ha colorato i mezzi di trasporto nella grigia metropoli. Sì, piacciono anche alla Fornasieri. Che sale anche sul metrò. A ritrarre passeggeri anonimi, non i volti, ma la curvatura delle spalle, il collo, la geometria delle braccia e delle mani strette a pugno. Tutti, tutte comparse di un destino comune. Realismo lombardo. Ma perché non
usa la fotografia, strumento preferito dalle nuove generazioni? «Credo sia una bella trappola, anche se sembra proteggerti. Nella pittura, invece, uno rischia il gesto, e viene fuori il proprio io». Nel 1993, finalmente, e riuscita a dipingere il suo autoritratto. E solo nel 2002 il volto di Annetta, la sorella disabile, che vive con lei e con la madre. Un’opera riconosciuta bellissima, per lo stile maturo e sintetico. Ma Letizia non e d’accordo: «L’arte, in qualche modo, scarta il difetto. La vita, invece, lo accetta, ne trova la ragione. La vita è più grande».

di Anna Mangiarotti

 

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