Impara l’Arte
di Marina Fumagalli e Domenico Montalto
Milano è una primadonna. Quando le si presenta l’occasione, non rinuncia mai a far parlare di sé. Time e Le Monde le dedicano copertine accreditando l’immagine di una città dinamica, aperta, tentacolare. Capitale internazionale della moda, leva economica e finanziaria, ineccepibile organizzatrice di meeting culturali, vetrina piena di novità, di attrazioni per chi la abita e per chi la visita, Milano vive da qualche tempo una stagione artistica di grande qualità.
Tanto che si parla di Milano come capitale internazionale dell’arte contemporanea tout-court, ovvero delle principali novità presenti sul nostro panorama artistico nazionale. Sembra che sia riuscita, o stia riuscendo a sottrarre il monopolio a città come Roma, Venezia, che non dimentichiamo è la sede della Biennale, e forse a Parigi. Nella corsa per accaparrarsi una fama di “piazza” nel mercato artistico, essa è in lizza con città della levatura di Londra, di Basilea, se parliamo a livello europeo, e di New York, se dell’Europa varchiamo i confini. Milano è del resto città che fa opinione. Difatti, una serie di favorevoli congiunture, non ultimo un mercato artistico estremamente vivace e disposto a quel raffinatissimo mezzo di investimento che è il collezionismo, anche amatoriale, ha riattivato un interesse e un campo che sembrava destinato ai soli addetti ai lavori, galleristi e critici. Il fenomeno arte-artista sembra oggi interessare una sempre maggior schiera di persone prese da un desiderio irresistibile di essere aggiornate, di conoscere e magari discutere delle tendenze culturali. Non solo, ma benefico influsso di questa vivacità si fa sentire anche tra gli stessi artisti, giovani per lo più, che avvertono in ciò una possibilità di proseguire nel loro lavoro. Capita, perciò, che a Milano, tra gli “esordienti”, non ci siano solamente quelli che a Milano sono nati e qui poi hanno intrapreso gli studi, ma anche altri che “milanesi” si autodefiniscono da quando in città è avvenuto, in una delle numerosissime gallerie, il loro ingresso nel mondo dell’arte. Questo è un ennesimo riscontro della creatività nascosta in questa nostra città. Fra i “saranno famosi” dell’arte ne scegliamo allora alcuni, per la loro qualità. È il caso di Carlo Steiner, trentunenne scultore originario di Terni, o di Fausto Faini, pittore, classe 1955 che a Firenze, dove è nato, aveva frequentato per un certo periodo di tempo l’Accademia senza però terminarla. Stefano Arienti, Letizia Fornasieri e Giovanni Frangi sono invece nati e da sempre lavorano a Milano. Ciascuno di loro è una storia a sé: diverse mostre collettive, per alcuni anche delle personali. Tra loro hanno poco in comune. Non si inseriscono in alcuna tendenza precisa, ma ognuno si configura con precisione per un linguaggio personale.
Per quanto riguarda le tecniche, i giovani più “tradizionali” sono proprio Frangi, Faini, la Fornasieri: i primi due usano i colori a olio su tela, mentre la Fornasieri preferisce la tavola, su cui lavora con la spatola. Ben più importante sarà il dire che nemmeno alla propria tecnica si sentono supinamente vincolati, tant’è che ciascuno poi propone delle varianti. Frangi per esempio ricorre anche al pastello, soprattutto per i ritratti. Faini prima di agire sulla tela, solitamente di notevoli dimensioni, lavora sulla fotografia; sembra che questo lo aiuti a riflettere sul soggetto che si è scelto.
Letizia Fornasieri, uscita dall’Accademia di Brera dopo aver frequentato sia il liceo scientifico che quello artistico, lavora in città da parecchi anni. Inizialmente concentratasi sulle nature morte d’ispirazione domestica e familiare di piccole dimensioni, ha ora imboccato la strada della rappresentazione concepita su scala monumentale, preludio necessario, in parte, a una sofferta trattazione del soggetto umano, colto nella sua solitudine esistenziale. Numerosi sono gli esemplari di vedute della metropolitana, di autobus e filovie guardate a volte come da lontano. Le stesse nature morte sono diventate a loro volta monumentali, ma non solo per una questione di centimetri. Certe sue sedie, infissi, stipiti e tavoli richiamano alla mente Matisse. Questa pittrice, vincitrice di diversi primi pittorici, con alle spalle una personale alla galleria S. Fedele, dove ha riscosso un buon successo, sembra da poco aver compreso l’importanza di proseguire con altre esposizioni e perciò di introdursi, in qualche modo, nel “mercato” artistico.
di Marina Fumagalli e Domenico Montalto
