Via Jommelli, cm 220×140, olio su tavola, 1991
A cura di R. Bossaglia
Una sedia in primo piano raccorda lo spazio reale, dove io sono, con lo spazio del quadro: l’infisso bianco della finestra introduce, delimita il luogo in cui le cose stanno, vivono.
Spesso ho dipinto finestre, porte, infissi, soglie; la finestra denuncia la presenza di due spazi: uno al di qua e uno al di là.
Uno si trova in un posto, ma il suo sguardo è attirato da cose che stanno al di là.
La mia vita è quindi un continuo tendere a varcare una soglia, ad andare oltre, a seguire una verità che si intuisce essere qui ma anche oltre in uno spazio fatto dalle nostre cose, dalle nostre sedie, dal nostro tavolo di tutti i giorni: tutto è più in ordine, sono più disposte, le cose, a guardarsi, ad inclinarsi, ma non in modo pericoloso, quasi atteggiandosi a reciproci inchini. Gli oggetti in primo piano hanno finalmente accettato la relazione con la casa grande, posta dietro la finestra e da questo rapporto l’immagine è uscita più complessa, più ondeggiante, più contenta. II mio sguardo è chiamato da qualche cosa, da una cosa, che mi dice: “Guardami, amami”.
E io posso solo rispondere “Si, ti amo”. Ecco allora che nasce il quadro, lo spazio dove può per permanere questo mio si alla cosa che mi ha chiamato.
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